Mondadori
Bookstore Massa alle stanze del Teatro Guglielmi per presentare il
libro di Nico Menchini "Storie di non-Arturo Rose e altre fantastiche
avventure".
“Una didattica metacognitiva deve valorizzare gli stili di apprendimento per ricalibrare il rapporto tra docente (mediatore del sapere), alunno (soggetto consapevole del processo di apprendimento) e discipline (oggetto culturale dello studio)” Pietro Sacchelli
mercoledì 27 gennaio 2016
sabato 23 gennaio 2016
giovedì 21 gennaio 2016
"STORIA DI NON ARTURO ROSE E ALTRE FANTASTICHE CREATURE" di Nico Menchini
STANZE DEL TEATRO GUGLIELMI MASSA C.
Presentazione del libro "Storia di Non-Arturo Rose e altre fantastiche creature" di Nico Menchini, con intervista all'autore, confronto con i lettori e reading di alcuni estratti. Il tutto accompagnato da alcuni intermezzi musicali esguiti con chitarra classica da Mattia Zoppi. Al termine seguirà una breve signing session con distribuzione di omaggi ai presenti.


Presentazione del libro "Storia di Non-Arturo Rose e altre fantastiche creature" di Nico Menchini, con intervista all'autore, confronto con i lettori e reading di alcuni estratti. Il tutto accompagnato da alcuni intermezzi musicali esguiti con chitarra classica da Mattia Zoppi. Al termine seguirà una breve signing session con distribuzione di omaggi ai presenti.


martedì 19 gennaio 2016
domenica 27 dicembre 2015
AUTOCOSCIENZA E COSCIENZA DI PIETRO SACCHELLI
A
scuola gli insegnanti dovrebbero agire su due dimensioni ontologiche
fondamentali: l’autocoscienza e la coscienza degli alunni.
La
prima risponde alla domanda del “chi siamo”, la seconda del “cosa e come
conosciamo”.
L’autocoscienza
è il fondamento della nostra identità di uomini e di donne che esprimono
affetti, emozioni, relazioni e un peculiare patrimonio esperienziale. Questa
dimensione identitaria del sé, composta da valori morali, sociali, affettivi, culturali
di appartenenza, è necessaria allo sviluppo armonico e completo della persona.
La
coscienza è, invece, quella condizione che esplicita il “cosa e il come conosciamo”
ed è alla base delle scelte e delle nostre rappresentazioni mentali utilizzate per
capire, interpretare e interagire con la realtà circostante.
La
scuola avrebbe il compito di sviluppare entrambe le dimensioni attraverso attività
mirate al consolidamento dei valori civili, democratici e culturali utilizzando
efficaci procedure metacognitive, strategie riflessive sul compito e tecniche per
organizzare i contenuti del sapere (mappe concettuali, mappe mentali, modalità di
memorizzazione etc.) che sono alla base del “metodo di studio”.
Gli
insegnanti purtroppo inseguono i programmi, i contenuti disciplinari, le
verifiche, le prove INVALSI perdendo di vista il senso reale dell’insegnamento
e dell’apprendimento o, per dirla meglio, danno importanza al peggior “nemico”
dell’insegnare ad apprendere.
sabato 10 ottobre 2015
UNA SCUOLA POCO COGNITIVA DI PIETRO SACCHELLI
"In una caserma di Siviglia, al centro del cortile c'era una panchina. Vicino alla panchina stava sempre un soldato a montare la guardia. Nessuno sapeva perché si faceva la guardia alla panchina. Si faceva perché si faceva, e basta: giorno e notte, tutti i giorni e tutte le notti. L'ordine degli ufficiali si trasmetteva di generazione in generazione e i soldati obbedivano. A nessuno venne mai un dubbio. Mai una domanda. Se si faceva così, come si era sempre fatto, un motivo doveva esserci. E la faccenda continuò finché a qualcuno, forse un generale o un colonnello, venne in mente di andare a vedere qual era l'ordine originario. Ci fu da mettere sottosopra gli archivi, ma a forza di rimestare, alla fine si seppe. Facevano trentun anni, due mesi e quattro giorni da quando un ufficiale aveva piazzato un soldato di guardia alla panchina perché a nessuno capitasse di mettersi a sedere sulla vernice fresca...”
(tratto da E. Galeano “Il libro degli abbracci" Ed. Sperling & Kupfer, pag. 50)
(tratto da E. Galeano “Il libro degli abbracci" Ed. Sperling & Kupfer, pag. 50)
Parlando in termini metaforici la caserma è la scuola e i soldati sono i docenti che quotidianamente presidiano la "panchina" del programma e dei contenuti disciplinari. Pochi si domandano "cui prodest docere” le discipline se solo un ridotto numero di alunni le apprende.
Se interrogati al riguardo, molti insegnanti rispondono che insegnano perché sono pagati per farlo oppure che hanno il dovere di svolgere una programmazione disciplinare. Sembra importare poco se ci sono bambini che non apprendono o hanno difficoltà. La scuola insegna sempre e comunque, indipendentemente dagli alunni. Lo svolgimento del programma prevale su altre questioni perché esso rappresenta "l’ordine di servizio" per i soldati. E si sa, i bravi militari non fanno domande, ma eseguono i comandi senza discutere anche se gli ordini di servizio sembrano discutibili. Una scuola però che agisce senza una finalità assiologica ed è poco consapevole della sua reale funzione sociale non è metacognitiva. E' tutto fuorché... una Buona Scuola!
“
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