giovedì 21 gennaio 2016

"STORIA DI NON ARTURO ROSE E ALTRE FANTASTICHE CREATURE" di Nico Menchini

STANZE DEL TEATRO GUGLIELMI  MASSA C.
Presentazione del libro "Storia di Non-Arturo Rose e altre fantastiche creature" di Nico Menchini, con intervista all'autore, confronto con i lettori e reading di alcuni estratti. Il tutto accompagnato da alcuni intermezzi musicali esguiti con chitarra classica da Mattia Zoppi. Al termine seguirà una breve signing session con distribuzione di omaggi ai presenti.



domenica 27 dicembre 2015

AUTOCOSCIENZA E COSCIENZA DI PIETRO SACCHELLI


A scuola gli insegnanti dovrebbero agire su due dimensioni ontologiche fondamentali: l’autocoscienza e la coscienza degli alunni.
La prima risponde alla domanda del “chi siamo”, la seconda del “cosa e come conosciamo”.
L’autocoscienza è il fondamento della nostra identità di uomini e di donne che esprimono affetti, emozioni, relazioni e un peculiare patrimonio esperienziale. Questa dimensione identitaria del sé, composta da valori morali, sociali, affettivi, culturali di appartenenza, è necessaria allo sviluppo armonico e completo della persona.
La coscienza è, invece, quella condizione che esplicita il “cosa e il come conosciamo” ed è alla base delle scelte e delle nostre rappresentazioni mentali utilizzate per capire, interpretare e interagire con la realtà circostante.
La scuola avrebbe il compito di sviluppare entrambe le dimensioni attraverso attività mirate al consolidamento dei valori civili, democratici e culturali utilizzando efficaci procedure metacognitive, strategie riflessive sul compito e tecniche per organizzare i contenuti del sapere (mappe concettuali, mappe mentali, modalità di memorizzazione etc.) che sono alla base del “metodo di studio”.

Gli insegnanti purtroppo inseguono i programmi, i contenuti disciplinari, le verifiche, le prove INVALSI perdendo di vista il senso reale dell’insegnamento e dell’apprendimento o, per dirla meglio, danno importanza al peggior “nemico” dell’insegnare ad apprendere.

sabato 10 ottobre 2015

UNA SCUOLA POCO COGNITIVA DI PIETRO SACCHELLI

"In una caserma di Siviglia, al centro del cortile c'era una panchina. Vicino alla panchina stava sempre un soldato a montare la guardia. Nessuno sapeva perché si faceva la guardia alla panchina. Si faceva perché si faceva, e basta: giorno e notte, tutti i giorni e tutte le notti. L'ordine degli ufficiali si trasmetteva di generazione in generazione e i soldati obbedivano. A nessuno venne mai un dubbio. Mai una domanda. Se si faceva così, come si era sempre fatto, un motivo doveva esserci. E la faccenda continuò finché a qualcuno, forse un generale o un colonnello, venne in mente di andare a vedere qual era l'ordine originario. Ci fu da mettere sottosopra gli archivi, ma a forza di rimestare, alla fine si seppe. Facevano trentun anni, due mesi e quattro giorni da quando un ufficiale aveva piazzato un soldato di guardia alla panchina perché a nessuno capitasse di mettersi a sedere sulla vernice fresca...
(tratto da E. Galeano “Il libro degli abbracci" Ed. Sperling & Kupfer, pag. 50)
 

Parlando in termini metaforici la caserma è la scuola e i soldati sono i docenti che quotidianamente presidiano la "panchina" del programma e dei contenuti disciplinari. Pochi si domandano "cui prodest docere” le discipline se solo un ridotto numero di alunni le apprende. 
Se interrogati al riguardo, molti insegnanti rispondono che insegnano perché sono pagati per farlo oppure che hanno il dovere di svolgere una programmazione disciplinare. Sembra importare poco se ci sono bambini che non apprendono o hanno difficoltà. La scuola insegna sempre e comunque, indipendentemente dagli alunni. Lo svolgimento del programma prevale su altre questioni perché esso rappresenta "l’ordine di servizio" per i soldati. E si sa, i bravi militari non fanno domande, ma eseguono i comandi senza discutere anche se gli ordini di servizio sembrano discutibili. Una scuola però che agisce senza una finalità assiologica ed è poco consapevole della sua reale funzione sociale non è metacognitiva.  E' tutto fuorché... una Buona Scuola!

sabato 1 agosto 2015

BOTTON-UP E TOP-DOWN DI PIETRO SACCHELLI

assoc. did. ment.“Roberta, capace di assorbire, memorizzare e recuperare dati con una bravura straordinaria, era fortemente inadeguata quando si trattava di esprimere opinioni personali. Era perfetta in quello che viene definita approccio “bottom-up”, riusciva cioè ad assimilare con relativa facilità nozioni di ogni genere (…) e a ricordarle il giorno dopo (…). Però non metteva mai nulla di suo in quel che memorizzava. Non c’era il minimo tocco personale in ciò che produceva, nessuna interpretazione o rielaborazione del materiale appreso, in nessuna materia (…)”.
(tratto da M. Levine: “I bambini non sono pigri” Ed. Mondadori, 2005, pag. 136)
“Altri hanno invece un approccio “top-down”: mettono in discussione i paradigmi, esprimono le loro idee, esplorano nuovi modi per interpretare le informazioni, tentano esperimenti innovativi e procedono a salti e balzelli. (…) Sono pensatori che lasciano andare la loro mente a briglia sciolta, amano mettersi in gioco, sono disposti a rischiare e preferiscono le vie poco battute. La maggior parte delle persone non appartiene esclusivamente all’una o all’altra di queste due categorie e armonizza l’approccio “bottom-up” con quello “top-down””, ma i due estremi ben si adattano alle materie scientifiche.”

(op. cit., pag. 275)

Se i soggetti della prima categoria sono valutati positivamente dalla scuola in quanto fedeli ripetitori dei contenuti disciplinari, non altrettanto lo sono i secondi che tendono a rielaborare in modo personale le conoscenze e per questo motivo vengono spesso considerati dagli insegnanti alunni poco conformisti e affidabili, troppo autonomi e divergenti. Tra i primi ci sono bravi professionisti e scrupolosi lavoratori dei vari settori pubblici e privati, ma tra i secondi si collocano gli artisti, gli scrittori, gli innovatori, gli scopritori, gli inventori e i creativi.I soggetti “bottom-up” assicurano la prosecuzione socio-culturale nel segno della continuità e della tradizione, quelli “top-down” contribuiscono al cambiamento di mentalità, all’innovazione e al progresso scientifico e sociale dell’umanità in qualsiasi settore dello scibile umano.
La scuola avrebbe il dovere di utilizzare procedure metodologiche e docimologiche tese a individuare, sostenere, sviluppare e premiare più i secondi che non i primi, comportandosi proprio in modo opposto a come è adusa fare.
Insomma la scuola dovrebbe essere meno “Bottom-up” e più “Top-down”!
I soggetti “bottom-up” assicurano la prosecuzione socio-culturale nel segno della continuità e della tradizione, quelli “top-down” contribuiscono al cambiamento di mentalità, all’innovazione e al progresso scientifico e sociale dell’umanità in qualsiasi settore dello scibile umano.